lunedì 2 maggio 2016

CAPITA...




Capita a volte 
di avvertire dolore a lividi di tanto tempo fa.
Sollevi la maglia e non li vedi 
ma sono lì e ci resteranno.
Capita a volte
che nel cielo ci sia un sole corroborante
ma nascosta in qualche tasca
c'è una goccia di pioggia.
Capita di sorridere perché, sì, sei felice,
ma nella scia alle tue spalle
è intrappolato un dolore che non si dimentica.
Capita a volte
che la vipera contorta nel tuo cuore
sferri un morso
e che il suo veleno entri in circolo.
Capita a volte che strofini sotto la doccia
ma non tutto viene via.
Capita di svegliarti
e avere tutto ciò che vuoi a fianco,
e puoi sospirare,
perché chiudere gli occhi non sempre è sognare.


                                                                                Enrico Bonifazi

domenica 17 aprile 2016

TANTO NON CAMBIA NIENTE



Dicono che non serve a niente.
Gli viene facile.
Il pennarello nero lascia un tratto dorato.
Un miglio in più, che vuoi che sia.
Non è il buonsenso ma il denaro,
è sempre il denaro.
Conoscono mille modi per incerottarti la bocca
e se liberandola si ferisce
devi fare ammenda.
Nei pascoli più alti
continuano a dire che non serve a niente,
perché loro hanno letto "tutti i giornali"
ed è democratico.
Come se non lo sapessimo
che una lattina nell'indifferenziata non cambia il mondo,
ma è solo la pietruzza di una muraglia.
C'era un corpo sull'asfalto,
gli mancavano pochi passi per giungere dall'altra parte della strada.
Un piccolo passo non cambia tutto il mondo
ma è assai più utile
della convinzione che niente cambierà mai.

                                                                  (17-04-2016)

Immagine da forexinfo.it

martedì 29 marzo 2016

IL BACIO DELLA BUONANOTTE





Il dolce a fine pasto
trova sempre spazio,
così come quel gesto breve
che catalizza l'energia residua.
L'apertura del sipario che consente l'ultimo applauso.

È stata una lunga giornata.

Poi via,
avvolti in strati di cotone e poliestere,
dopo quel contatto
che chiude a doppia mandata i sogni d'oro in un luogo sicuro.
Resta il silenzio, ma non è vuoto,
è quel silenzio che risuona tra le mura di caserma,
il silenzio denso e assordante dei poeti,
il tacere della fabbrica dopo il tramonto.
Non ci ho mai rinunciato
e conservo il necessario per un ultimo gesto
e come per il dolce a fine pasto,
lungi dall'esser necessità o vizio
ma, nientemeno, piacere puro,
do tutto ciò che rimane di me.
Poi via,
una mano di seta mi abbassa le palpebre
e tutto si fa buio,
ma non è affatto un buio spento e vuoto,
è un'altra notte.

                                                   
                                                        Enrico

domenica 31 gennaio 2016

AUTOSCATTO

Allungando la mano e premendo un tasto
si disperde la lentezza,
quella di Madame T e del suo cavaliere
e i loro brevi contatti dovuti al rollio della carrozza.
Una volta il sorriso durava di più
e trovava il tempo per divenire sincero.
Eri lì a una decina di metri
e mi correvi incontro
mentre si esauriva il conto alla rovescia.
Così, quella volta sono riuscito a vederti,
non soltanto a guardarti,
impegnata a ridere e correre
come se la vita intera durasse dieci secondi
ed era ciò che provavo anch'io
ma ho avuto abbastanza tempo per pensare che ti amavo
e avrei voluto passare il resto della vita con te.
Quella tua corsa è lontana
e non lascia più orme sulla sabbia
ma prosegue altrove,
più in alto.
Le ali bisogna saperle usare.
Allungando la mano è sufficiente un istante
e non rimane spazio per i pensieri
né per tutto il resto.
Avrei una semplice fotografia in più nell'archivio
ma non quel ricordo,
nessuna ricchezza.
Il mondo va di fretta
e dieci secondi non li ha
e non sa cosa si perde.

lunedì 2 novembre 2015

Inverno 2





Me ne sto a letto
perché il mondo mi spaventa.
Sono un uomo a rovescio sotto le coperte,
sono un feto,
vuoto, puro,
appeso al cuscino come al cordone ombelicale.
Le mie gambe son viticci intrecciati.
Tento di recuperare il sogno
perché i sognatori non conoscono sconfitta
fino al risveglio.
Il gatto mi punta i suoi verdi lampioni
e crede che il cuscino sia roba sua,
ma niente è di nessuno su questo materasso,
zona franca e punto di raccolta
che se mi volto appena
e ti vedo al mio fianco
potrei quasi farmi convincere che esista un dio.
La pioggia bussa alle finestre, sulle imposte, sui muri,
dappertutto.
Rimbocco le coperte e danzo tra le lenzuola
con tutto il corpo,
dalle sopracciglia alle dita dei piedi.
Anche l'orologio non sta fermo.
Lo aspetterò qui.

                                      Enrico
                                   (fotografia dal web)


giovedì 24 settembre 2015

AUTUNNO




Ho imparato tardi a nuotare
e non sono ancora capace di respirare.
Esco di casa e sorrido
se la mia auto è parcheggiata al solito posto.
I cani portano a spasso i loro padroni,
rapaci che stringono un guinzaglio tra gli artigli.
È un giorno in cui non amo la gente.
Il petrolio costa meno
e se la pazienza avesse un prezzo
non potrei permettermela.
I bambini entrano nelle scuole "demineralizzate" 
dove impareranno a non farsi illusioni.
Non dimenticatevi la merenda.
L'autunno acquerella il cielo,
imprigiona o libera le parole in nuvolette di vapore
e stacca delicatamente dal ramo il picciolo delle delle foglie.
Amo la loro traiettoria
morbida e silenziosa
durante l'atterraggio.
Ho imparato tardi a nuotare
ma non so volare.
A scuola insegnano tante cose
ma si apprende come atterrare bene.

                                                                       Enrico
                                                  (immagine da ombradiunsorriso.wordpress.com)

domenica 23 agosto 2015

Ore 21.53



Le persone trovano sempre più risposte
di quante domande mai riuscirò a fare.
Mi piace osservarle
e amo farlo restando il più lontano possibile.
Ho trovato un nuovo equilibrio
da quando nel mio mondo sono sempre le 21.53.
Il mare è un pascolo secolare e non mi tuffo.
Troppe alghe, troppe idee.
Ho già le mie.
Vorrei disinfettare ma sono solo un cerotto che copre e protegge.
Quante ferite vale la tua autostima?
Con un pennello ricopro di tempera dello stesso colore le pareti del mondo
e al mio risveglio c'è sempre chi le imbratta nuovamente.
Il trasporto su gomma vale oro in terra e beceraggini in mare.
L'asticella dell'indecenza si abbassa verso un nuovo fondo
mentre piovono le rose dal cielo e trottano i neri purosangue
e noi qui, a subire, a indignarci
e ad essere chiamati pecore perché c'indignamo.
C'era un tempo in cui contava solo l'adesso
ed essere felici era più importante del condividere la propria felicità sui socials.
Poi arrivano i figli
e il cuore trova le virgole che non credeva di possedere
e il futuro incuriosisce e spaventa anche.
Non è contare spiccioli nel portafogli
e nemmeno la nebbia che avvolge tutto ciò che vorresti sapere.
 Ognuno ha una risposta sbagliata
e la sventola come l'unica filosofia possibile.
Mi piace non essere d'accordo
svegliarmi ogni mattina
aprire la mano e vederci il mio destino.
Nessun segno della croce e niente nebbia.
Decido io se curvare.
Se il cuore mi par debole, io non lo sono
e raggiungerò la luna camminando e il sole con un salto
pensando che anche oggi sì, mi sono svegliato vivo
e che non m'importa nulla delle "verità" custodite dagli altri.

                                                                                                        (23/8/2015)