mercoledì 19 giugno 2013

FIAMMIFERI

FIAMMIFERI



Alcuni si spengono in fretta
perché basta un leggero soffio di vento.
Altri resistono più a lungo,
anche in preda alla tormenta,
perché hanno, attorno, una mano
 a proteggere la loro fiamma.
Ci sono quelli fragili
che si spezzano,
quelli che faticano ad accendersi
oppure quelli mai strofinati
e dimenticati in fondo al cassetto.
Poi ci sono quei fiammiferi
che prestano il fuoco ad altri
e a loro si accostano,
per generare nuove fiamme e nuovo calore...
perchè tutto abbia un seguito.
Nel frattempo, piacevolmente,
si consumano fino ad incenerire,
illuminando una piccola parte di mondo
lì attorno.
Scaldano scaldandosi.
Se qualcuno ha avuto la fortuna di osservarli,
la luce entra in lui
ed egli la continua a vedere
con le palpebre abbassate,
come dopo aver fissato il sole.
Non c'è l'oscurità.
Nel cuore,
per sempre,
ognuno conserva il bagliore di un piccolo, grande, fiammifero.

                                                                             
                                                                                               (Enrico Bonifazi 19-06-2013)

mercoledì 12 giugno 2013

Nel giardino dei limoni




Nel giardino dei limoni sorge il sole
e anche in quello degli avocado.
L'uranio impoverito ha reso povera la terra.
Stessa aria, stessa polvere e stesso sangue che le bagna.
Un pretesto cosparso di benzina
arde in fretta.
Il domani sarà sempre domani.
C'è un tramonto rosso rosso
nel giardino dei limoni
mentre in quello degli avocado si nasconde la polvere sotto ai tappeti.
Sfortunatamente a tramontare è solo il giorno.
L'odio non si riposa mai.

                                                                                                Enrico Bonifazi
                                                         

mercoledì 8 maggio 2013

TRA I FIORI E L'ERBA

Un prato, da qualche parte nel mondo
e ci sono anche io.
Pioggia, sole, ancora pioggia e ancora sole.
Non serve altro.
Spuntano i fiori, anche se non li coltivi,
anche se li ignori
e crescono dove meno te lo aspetti.
Un funghetto che prima non c'era
e un denso profumo che prende pieno possesso del mio petto.
Tutt'intorno fili d'erba a riempire lo spazio,
a separare
e scandire gli intervalli del campo visivo
per dare risalto a tutto ciò che è diverso.
Quel ciondolo d'oro non lo avevo notato prima,
tra l'erba e i fiori,
pur passandogli accanto decine di volte,
quasi rischiando di calpestarlo.
Il prato pettinato da una brezza leggera ed eccolo lì il bagliore.
Non so se l'ho trovato io o sia stato lui a raccogliere me
ma lo tengo al collo, in alto,
perché non cada più
o per non cadere più.
Domani hanno messo brutto tempo
e non so se il prato sarà lo stesso
e non so se ci tornerò.

                                                                   ENRICO BONIFAZI

mercoledì 1 maggio 2013

SOLO CON LA LUNA




Stasera c'è la luna
e l'allegria invade l'aria.
Mi sto nascondendo da quest'ilarità
per restare solo con la luna.
Ora è una culla un po' crepata
e forse ride di me.
In ogni serata così
vorrei essere invisibile alla gente
anche solo per trenta secondi.
La luminescente culla mi punta sempre di più
e allungo le dita, quasi per toccarla
ma c'è una lastra di vetro
e lei ride come un ubriaco in un vicolo.
Forse ho perso la strada...
gli uccellini hanno divorato le mie briciole nel bosco,
oppure so bene dove voglio arrivare
e non credo nei miei mezzi.
E così, nel bicchiere, continuano a riflettersi immagini distorte
mentre io, così diverso dal colore dell'alcool
ne avverto l'odore
e accanto a me,
me stesso,
rimane soltanto una luna un po' crepata.

                                                                                      BONIFAZI ENRICO


Immagine da   bendikov.ru

sabato 27 aprile 2013

Arlecchino


C'è un arlecchino a testa bassa.
E' stanco tanto stanco che a qualcuno potrebbe sembrare infelice.
I segni sulle caviglie e sui polsi fanno male.
E' il prezzo della libertà o perlomeno della speranza
E' innamorato di Colombina     
e questo rende il suo abito a colori.
Il mondo è senza zucchero, lo stanno sottraendo ad ogni cosa.
Senza pane e nutella, senza suoni soavi dal passato.
Avanti bisogna andare  mentre la gente finge di dormire sotto le coperte ricamate.

Il mondo russa

Il meschino Pantalone lavora come un forsennato.
Dice che bisogna stare al passo coi tempi
e così asfalta ettari di prati e margherite
e sul catrame ci coltiva auto in sosta.

Arlecchino respira camminando tra la gente dai cappotti merdicolori
e gli pseudobambini con le facce a forma di monitor.
Chiudono gli occhi, sono tristi...
INSERT COIN...    sorridono.

Una volta arlecchino imparò a smontare un fucile
e gli insegnarono l'alfabeto NATO
poi imparò (da solo)
a considerarle cose inutili.

Le luci spente  i palazzi addormentati e le auto silenziose.

Il suo piatto preferito è in manicomio
è bandito    oppure no  però...
E cammina cammina tra gli amici contenti oppure no però...

Colombina dorme anche lei  e non si accorge di stare stretta.

Troppo pochi metri e metri recintati   e noi siamo troppi
tanto che geni certificati hanno partorito la clonazione umana.
Staremo più stretti,   
ancora di più,
che se almeno servisse a ridare un padre a chi non l'ha più
le mucche la smetterebbero di riderci dietro per la nostra follia.

Eccolo lì  il nostro arlecchino, perso tra questi pensieri
con il cuore picassiano che rimbalza (a volte) come una palla da rugby.
Può l'amore cancellare il contorno dei suoi occhi?


Gira la chiave.           Eccola colombina !
                         Eccola la tua casa a colori!
L'amore può.


Chi ha detto che non si può cambiare il mondo?
Basta chiudere la porta a tutto ed amare più che si può.

Arlecchino ha spento la luce. E' solo una maschera in fondo
e nel suo piccolo regno di cemento armato ed intonaco
si prospetta una notte tranquilla.
Non aprirà la porta di casa a quei suoi pensieri tristi
per continuare ad ammirare attraverso le palpebre della sua donna
l'unica cosa incontaminata,
L'unica medicina del cuore, dello stomaco
e di tutto il suo piccolo universo.


Buona notte.
  

domenica 21 aprile 2013

LE BUGIE QUOTIDIANE

Si avvicina la sera. E' l'ennesima sera in cui sono stanco.
L'unico suono che bramo e' il clicchettare della chiave di casa.
L'unico colore che tollero e' il verde dei semafori.

La gente e' arrabbiata sulla via di casa, e si calpestano senza riguardo,
fieri come tanti re sulla strada della cattiveria.

Ma oggi non e' un giorno come tutti gli altri!
Oltre le montagne, tra gli alberi di mele, la gente ha riaperto gli occhi.
Forse la cenere nel vento gli dava fastidio,
o forse davvero finche' non ti trovi di fronte al danno la lezione e' inutile.
Parlano troppo quelle lingue miliardarie , tanto da farmi sputare
quando ci penso ,il veleno che mi sta sullo stomaco.
Ho comprato il giornale oggi, per solennizzare questo giorno,
ma sono arrivato tardi.
L'inchiostro che cercavo deve essersi nascosto tra le dita dei nomi criptati.

La storia ci consuma ...proprio cosi.
I pavoni si mangeranno i leoni molto presto,
ed ogni cervello si fidera' di quello che vede.

Per quel che mi riguarda , sono contento di avere un posto cosi splendido
dove fare ritorno la sera.
Chiudo la porta alle mie spalle quasi tirando un lungo sospiro di sollievo.
Nessuno puo' dirmi come vivere. Io non ho subito il matrimonio.
Ho scelto di mio, una strada senza cattiveria anche se confina troppo
con il resto del mondo.
Quando sara' il momento apriro' la mia porta a tutte le cicogne
che vorranno entrare per essere fiere di assomigliarmi.
Fino ad allora ogni sera, tornando dal lavoro,
l'unico suono da me gradito sara' il clicchettare della chiave di casa
e l'unico colore che accettero' sara' il verde dei semafori,
ma se tutti quanti avessimo voglia di rinunciare a qualcosa...
anche di piccolo, staremmo sempre allegri... e non sarebbe male!


"Morti due uomini ed un marocchino" titolava un giornale triestino parlando di
un incidente qualche tempo fa...
Ogni cosa se la fai ruotare restera' la stessa da ogni angolazione.
Una frase cambia senso spostando una sola parola.
(Ho quel che vedo  / Vedo quel che ho )
( Dormo quando respiro/ Respiro quando dormo)   (mangio quel che mi piace / mi piace quel che mangio)






                  Contro l'informazione manipolata! Dite le cose come stanno!

Scritta il 27/03/2001

LE MANI IN TASCA

La mia maschera e' un volto,
non si stappa...non si beve.
Tutte le scarpe si somigliano
e alcune sono piu' uguali delle altre.
Puzzano di vomito nei gabinetti delle discoteche
dove nel cranio appare una finestra.
Caro vicino, la tua erba non e' affatto piu' verde.
Ti presto i miei colori ad olio
cosi potrai fingere che un quadro sia una finestra
e l'aria che arrivera' sara strana in riva al fiume,
e da ogni naufragio mi salveranno le mani in tasca.
Tra tutte le vetrine mi troverai in un angolo buio,
un angolo silenzioso.
Scorrono brillanti e repellenti come una pisciata
cavalli sulle camicie, auto grigiometallizzate,
sorrisi in prestito, foto di piscine a Sharm el Sheik.
Magari il mondo non si accorgerà che esisto stasera
ma con le mani in tasca, in riva al fiume
sento questa strana aria di paese straniero.
Poi mi rendo conto di essere io lo strano...
io senza simboli, io che non fumo marjuana,
io che odio ogni dannato suono che non sia accompagnato da versi.
Negli USA tutti ballano in riva al fiume 
poi si uccidono
poi la TV dice che va tutto bene.
Sono un po' asociale, ho voglia della mia donna
e di regalarle un mazzo profumato di tasche dei pantaloni.
Non ho voglia di tornare in riva al fiume c'e' un'aria strana
che si stappa  e si beve  come  la maschera che hanno tutti.
La mia maschera e' il mio volto... forse questo e' lo strano.